Carnevale: la storia e l’origine della festa, tra maschere, dipinti e tradizioni
Arte, Montepulciano, FMSeason

«A Carnevale ogni scherzo vale», recita il proverbio popolare, ricordandoci che questo periodo dell’anno è dedicato all’allegria, al gioco e alla sospensione delle regole. Nei secoli, queste celebrazioni hanno ispirato pittori e artisti, lasciandoci testimonianze vivaci della gioia e del caos tipici di questa festa.
Il Carnevale è la grande festa che precede la Quaresima, il periodo di quaranta giorni dedicato alla penitenza che prepara alla Pasqua. Il suo nome deriva dal latino carnem levare, “togliere la carne”, e tradizionalmente il periodo di celebrazione viene collocato tra la metà di gennaio e il martedì grasso, giorno che precede il mercoledì delle Ceneri. Alcune tradizioni, invece, come quella delle chiese di rito ambrosiano, prolungano la festa fino alla prima domenica di Quaresima, includendo così quattro giorni in più, talvolta definiti carnevalone. Sebbene oggi si pensi al Carnevale come a pochi giorni di festeggiamenti, in passato poteva durare settimane, animando città e paesi con musica, danze e allegria.
Tempo di spasso e di riti antichi
Oltre a essere un’occasione di festa, il Carnevale aveva una funzione simbolica e rituale. Nelle civiltà antiche, esso segnava la fine dell’inverno e l’inizio del risveglio della natura. I riti collegati alla fertilità della terra erano strettamente legati all’allegria: il riso, le danze e le burle avevano il potere di scacciare la tristezza e la morte, favorendo la rinascita delle coltivazioni e la prosperità degli animali.
Celebrazioni analoghe si ritrovano già nell’antica Roma, dove febbraio era dedicato ai riti di purificazione e ai culti in onore dei defunti, come ricordano Macrobio e Ovidio, e includeva feste propiziatorie come i Lupercali, dedicate a Marte e Fauno.
Origini del Carnevale
Le origini del nome “Carnevale” non sono certe. Alcuni studiosi lo collegano a car navalis, il rito della nave sacra portata in processione, altri a carne vale, “addio alla carne”, in riferimento al digiuno quaresimale. Le feste romane di febbraio combinavano cerimonie funebri e riti di fecondità, unendo celebrazioni per i morti con danze, mascherate e scherzi per garantire la prosperità della terra e degli uomini.
Il Carnevale era e resta un momento in cui il riso ha un valore simbolico: esso scaccia la morte e il lutto e accompagna i riti di fecondità. Nelle culture greca e romana il riso era sacro: divinità come Ghelos e Risus venivano venerate per la loro capacità di stimolare la gioia e la prosperità. Anche nei miti religiosi, come quelli dei Misteri Eleusini, il riso assume una funzione salvifica, capace di far rinascere la natura e gli esseri viventi, riportando armonia e vitalità dopo la stagione invernale.
Feste e maschere
Il Carnevale è da sempre sinonimo di esuberanza, scherzi e costumi. Nel Medioevo, i giorni di Carnevale erano caratterizzati da banchetti, danze e l’inversione dei ruoli sociali: i ricchi si travestivano da poveri, gli uomini da donne e viceversa. Le maschere, nate come simbolo dei defunti e dei riti per i Mani, permettevano questa trasformazione sociale e oggi continuano a essere protagoniste dei festeggiamenti.
Dal Carnevale veneziano del XIII secolo al teatro dell’Arte, le maschere italiane hanno conservato la memoria dei personaggi tradizionali: Arlecchino, Pantalone, Gianduia, Stenterello, Pulcinella e molti altri.
Durante il Rinascimento i carri allegorici diventarono strumenti di spettacolo e propaganda. Città come Firenze, Roma, Milano, Bologna e Ferrara li utilizzavano per rappresentare scene mitologiche, episodi biblici e allegorie morali. Il carro trionfale del Carnevale era un’occasione per il popolo di partecipare a sfilate spettacolari, ammirando la ricchezza dei signori e celebrando il ciclo della natura, la vita sociale e la cultura del tempo.
Le “carnevalate” nella Pinacoteca Crociani
I dipinti di “Carnevalate” rappresentano scene di festa, sfilate mascherate e spesso il caos e l’inversione sociale tipici del periodo carnevalesco. Si tratta di temi molto diffusi nella pittura di genere del Nord Europa e, a partire dalla metà del Seicento, anche in Italia, dove erano presenti nelle grandi collezioni pubbliche e private di tutta Europa. La pittura ‘di genere’ prediligeva soggetti tratti dalla vita quotidiana, illustrando le feste e le celebrazioni con un’attenzione alla verità festosa e allo svago, coinvolgendo persone di diversi ceti sociali. Questo filone artistico si caratterizza per la scelta del quotidiano come modello decorativo, valorizzando la normalità e i piccoli gesti della vita comune.
Anche la collezione di Francesco Crociani, lasciata in eredità a Montepulciano e ora al centro del Museo Civico, conserva importanti testimonianze di questo genere: una serie di tre tele dedicate alle Carnevalate. Secondo l’inventario Crociani del 1861, originariamente le tele erano quattro, tutte con lo stesso soggetto. Il Brogi, nel 1897, conferma la presenza delle quattro opere attribuite al pittore fiammingo Jan Miel (1599-1663). Dell’ultima tela della serie si sono perse le tracce prima del 1961, anno in cui nell’inventario risultano solo tre dipinti.
Secondo Laura Martini, queste opere rientrano nella produzione di un pittore romano di modesta qualità che si muove sulla scia della pittura fiamminga in ambito romano. La studiosa rileva una particolare vicinanza stilistica con Johannes Lingelbach, artista olandese attivo in Italia tra il 1640 e il 1650, soprattutto negli sfondi architettonici con fuga prospettica trasversale, ipotizzando che i dipinti della Crociani possano essere delle copie tratte da originali in voga.
Nonostante la vivacità narrativa delle scene di festa in maschera, la conduzione pittorica risulta sommaria, con alcune rigidità nel disegno che non ne diminuiscono tuttavia il fascino documentario e decorativo.


