Siena

Chiesa San Raimondo al Refugio – Conservatori Riuniti

Le origini dei Conservatori Riuniti di Siena risalgono al 1580 quando nella zona di Porta Romana in via Fieravecchia per iniziativa del senese Domenico Billò nasce la Congregazione delle Povere Abbandonate per l’accoglienza delle giovani indigenti. Aurelio Chigi, che assume la carica di Camerlengo dopo la morte di Billò, dà ulteriore impulso alla vita della Congregazione acquistando il vicino Palazzo di San Galgano. Nel 1601 si inizia la costruzione della Chiesa di San Raimondo al Refugio, preziosa testimonianza dell’arte senese del XVII secolo dove si conservano opere di Alessandro Casolani, Ventura Salimbeni, Francesco Vanni, Sebastiano Folli e Rutilio Manetti. Contestualmente nasce anche la Congregazione delle Vergini del Soccorso, per l’accoglienza delle giovani appartenenti a nobili famiglie decadute.

Nel 1785 il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo trasforma la Congregazione nel Conservatorio di San Raimondo al Refugio destinato all’educazione e all’istruzione delle giovani nobili accogliendo anche ospiti provenienti da molti conventi e congregazioni soppresse. Nella prima metà del Novecento i Conservatori in collaborazione con il Comune di Siena, diventano la sede dell’Istituto Magistrale.

Le collezioni di dipinti, sculture, oreficerie, paramenti sacri oltre ad un prezioso corpus documentale testimoniano le interessanti e articolate vicende dei Conservatori attraverso i secoli.

Oggi, l’attuale Fondazione Conservatori Riuniti di Siena continua la mission dedicata all’accoglienza di studiosi e studiose unitamente al lavoro di conservazione e valorizzazione del patrimonio storico artistico di proprietà.

Il Matrimonio Mistico di Santa Caterina, Francesco Vanni (inizi del secolo XVII): il dipinto è collocato nell’altare destro della Chiesa di San Raimondo al Refugio. Il Vanni inventa una composizione ricca e complessa attraverso cui riesce a celebrare una delle visioni più spiritualmente profonde della Santa Senese.

Santa Caterina d’Alessandria, Jacopo della Quercia (1414 – 1419): è uno straordinario esempio di scultura permeata da elementi connotativi del gusto tardogotico, evidenziato dall’hanchement del fianco destro, dalla doratura della capigliatura e dalla foggia dell’abito.

L’Assunta, Domenico di Bartolo (1430-1435 circa): fa parte del nucleo più antico di opere che sono custodite nell’ex sacrestia della Chiesa di San Raimondo, oggi adibita a spazio museale. A rendere la tavola un unicum, è il richiamo ad un’altra Assunzione, quella di Simone Martini dipinta nell’antiporto di Camollia ed oggi perduta.


Fondazione Conservatori Riuniti di Siena
via del Refugio, 4
53100 – Siena

Tel: +39 0577 236363
email: cfrsiena@gmail.com
www.fondazioneconservatoririunitisiena.it

 

ORARI DI APERTURA
mercoledì e sabato: 9.30 – 13

BIGLIETTI

Ingresso gratuito

 

Si può richiedere una visita guidata contattando la segreteria al numero 0577236363 oppure scrivendo una mail a cfrsiena@gmail.com

 


“Nella bellezza ardente e concentrata di Siena si avverte una nota artificiale che richiama alla memoria una città appollaiata in cima ad un colle in un quadro antico. Dalle fortificazioni si scorge l’intera città, le case bianche e marroni, col tetto brunastro e la facciata liscia forata da molteplici finestre. [… ] D’attorno regna la pace di un mondo verde, che, ora digrada in valli cosparse di terra rossa e velate dalla foschia grigia degli olivi, con cipressi che svettano cupi nel cielo, ora s’inarca in collinette.”

(A. Symons, 1907)

A Siena il sapore, il gusto, la vista della città, sono ancora quelli evocati dalle parole di un poeta inglese che l’ha visitata e, sicuramente amata, più di un secolo fa. È raccolta Siena, arroccata sui suoi colli; basta allontanarsi un poco e la puoi cogliere tutta intera, nell’inconfondibile skyline del suo profilo allungato, con le mura, la Torre del Mangia e la cupola del Duomo. E non è neppure tanto diversa, in certi scorci, da come ce l’hanno descritta, tra Trecento e Quattrocento, i suoi pittori più amati, dai Lorenzetti a Simone Martini, da Sano di Pietro al Vecchietta.

Praticamente inalterato anche il suo rapporto, sensuale e armonioso, con il paesaggio che la circonda e la protegge. Le colline, i cipressi, la terra rossa e gli olivi si raggiungono a piedi, uscendo dalle porte antiche della città, quando non si sono mantenuti all’interno, nelle protette e preziose valli verdi ancora presenti fra le mura.

Con il suo vivere lento, quasi ovattato, Siena va visitata con calma, va assaporata. Per Siena si passeggia, si scuriosa, ci si infila nei vicoli, si cercano gli angoli nascosti e più tranquilli, entrando e uscendo da un museo, una chiesa o un bel palazzo.