Capolavori
Si tratta di un raro esempio di scultura arcaica, più precisamente della più antica attestazione di coperchio di sarcofago con coppia coniugale in pietra rinvenuto nell’Etruria settentrionale; nel tumulo sono stati ritrovati reperti dal VII al I secolo a.C.
L’allestimento ripropone la disposizione dei materiali al momento del rinvenimento alla metà del secolo scorso. Le urne risalgono a un arco cronologico compreso fra il V e il I secolo a.C.
Il polittico proviene dalla vicina Badia a Rofeno e fu realizzato probabilmente in più tempi dal pittore senese autore dei famosi affreschi del Buongoverno nel Palazzo Pubblico; la ricca cornice si deve a un intervento del '500.
Si tratta di un’opera giovanile del noto artista attivo tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento; fu capomastro del Duomo di Siena e autore di numerose sculture della facciata. La croce è un’aggiunta ottocentesca.
La coppia di sculture, databili al secondo decennio del Quattrocento, proviene dalla chiesa francescana di San Lorenzo, e rappresenta uno degli esempi più alti dell’opera di un artista che seppe interpretare al meglio le à fiorentine in senso rinascimentale.
Il polittico, proveniente dalla vicina chiesa di Sant’Agostino, costituisce il capolavoro di Pietro di Giovanni Ambrosi e combina elementi raffinati a particolari “fantasiosi”. L’Ambrosi è inoltre noto per i numerosi ritratti di san Bernardino da Siena.
Il polittico, proveniente dalla chiesa di Sant’Agostino, era stato commissionato da un mercante senese; l’attuale composizione, che presenta la forma tipica della pala d’altare rinascimentale, comprende una predella non pertinente ma opera dello stesso artista.
L’opera, proveniente dalla Collegiata di Sant’Agata, è riferita allo stesso autore del trittico della chiesa dell’Osservanza di Siena; la scena è ambientata in un dettagliatissimo interno domestico, in cui spicca la decorazione minuziosa delle vesti dei personaggi.
Il tabernacolo proviene, come il polittico di Ambrogio Lorenzetti, da Badia a Rofeno; la struttura lignea è quasi completamente rivestita di foglia d’oro con parti in azzurrite, tali da farla sembrare un oggetto di oreficeria vero e proprio.
La scultura proviene dall’antica Fonte della Mencia ad Asciano, ma fu probabilmente realizzata per altri contesti; testimonia i riflessi della cultura classicheggiante, riletta in chiave estrosa, che si diffonde a Siena nella prima metà del XVI secolo.
Il dipinto era stato originariamente realizzato per l’oratorio della Santa Croce di Asciano e pensato in un complesso ciclo dedicato alla morte e resurrezione di Cristo; si tratta di un’opera matura del maggiore artista del Barocco senese.