Rota di Barlaam
Sala di Aristotele

Situata al primo piano dell’edificio, rientra tra gli interventi di ampliamento realizzati tra la fine del XIII e XIV secolo.

La sala presenta una vivace decorazione a finti marmi policromi e, nella parte alta delle pareti, una ricca sequenza di stemmi gentilizi. Su questo tessuto decorativo, si inseriscono tre medaglioni figurati:

Tondo di Aristotele

Il più grande dei tre tondi dipinti sulla parete destra rispetto all’ingresso della sala, costituisce il punto di partenza del programma iconografico. Vi campeggia a mezzo busto Aristotele, identificato da un cartiglio con iscrizione, attorniato ai quattro angoli dalle Virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza) e ai quattro lati da figure storiche o mitiche che, per le loro vicende, costituiscono un esempio persuasivo delle Virtù stesse (oggi gravemente danneggiate così come buona parte delle iscrizioni). Nel quadrilobo sottostante, è raffigurato un uomo che indica una mano reggente un’ascia e sullo sfondo una torre civica: si tratta di un’efficace allusione simbolica alla città di Asciano.
La scena nel suo complesso ha dunque lo scopo di esaltare il bene comune che deve essere l’obiettivo principale di chi detiene il potere (è quanto insegna Aristotele), e che è perseguibile solo grazie al supporto delle Virtù, prima fra tutte la Giustizia.

Tondo di Salomone

Il medaglione posto alla sinistra rispetto al “Tondo di Aristotele” raffigura l’episodio biblico del Giudizio di Salomone, esempio di re giusto, illuminato dalla sapienza divina. La scena, purtroppo lacunosa, mostra le due madri che avevano partorito negli stessi giorni e abitavano nella stessa casa, e che, a seguito della morte di uno dei due bambini, si accusavano a vicenda di aver scambiato il proprio figlio morto col vivo. Salomone, che per provare chi fosse la vera madre aveva proposto di dividere a metà con la spada il bambino (qui sorretto dal soldato al suo fianco), è raffigurato mentre indica la madre naturale, riconosciuta perché pur di salvare il figlio, chiede in ginocchio al re di consegnarlo all’altra donna.

Tondo di Nabucodonosor

Alla destra del “Tondo di Aristotele” è rappresentato, ilprimo Sogno di Nabucodonosor narrato dal profeta Daniele. L’episodio, tratto dall’Antico Testamento, e qui difficilmente leggibile a causa delle numerose lacune, mostra quanto apparso al re in un sogno: una grande statua con la testa d’oro, il petto  d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro, in parte di creta, veiene abbattuta e ridotta in macerie da un grande masso. Nabucodonosor turbato dal sogno, convocò tutti i savi di Babilonia i quali, incapaci di interpretarlo, vennero condannati a morte. Solo Daniele, riuscì a spiegare al re il sogno, anticipazione della caduta del suo regno e prefigurazione dell’avvento del Regno di Dio. In questo senso, il Sogno vuole essere, in contrapposizione al Giudizio, un esempio di condanna cristiana alle ricchezze e all’avidità di chi governa, destinato a un’inesorabile caduta. Il piano iconografico prosegue infine nella parete contigua con la spettacolare Rota di Barlaam.