
Questa raccolta intreccia, separatamente ma in uno stesso edificio, oggetti appartenenti al patrimonio storico-artistico e reperti archeologici rinvenuti sul territorio, e si conclude con una visita alla Collegiata attigua, in cui spiccano il capolavoro dello scultore trecentesco Marco Romano (il sepolcro di messer Porrina), il monumento funebre al vescovo Tommaso Andrei di Gano di Fazio, tre tele di Rutilio Manetti e la Maestà duccesca commissionata da Beltramo e Ranieri Aringhieri e posta nella cappella di famiglia. All’interno del museo, inaugurato nel 1996, lo spazio dedicato al settore archeologico si compone di tre sale, in cui è possibile ripercorrere la storia del popolamento del territorio in età etrusca, a partire dalle fasi più antiche, testimoniate dai corredi della necropoli di tombe a pozzetto orientalizzante della località "Le Gabbra"; grande importanza hanno anche i reperti frutto degli scavi eseguiti dal marchese Bargagli nella seconda metà dell’ottocento nella tenuta di Querceto e confluiti poi nell’omonima collezione, tra cui si segnalano due crateri attici, uno a figure nere e l’altro a figure rosse, che testimoniano della vitalità economica e culturale di questa zona in età arcaica; quest’ultima trova tra l’altro un’evidente conferma nei due splendidi affibbiagli bronzei dalla località La Senese, decorati con una delle più antiche raffigurazioni di pugilato del mondo etrusco. Infine la fioritura che questo centro, come altri della Valdelsa, conobbe durante la fase ellenistica, sotto l’influenza politica e culturale della città di Volterra è documentata dalla grande quantità di corredi funebri riferibili a questa fase, caratterizzati dalle urne in tufo, sia di produzione locale che volterrana e dalla ceramica a vernice nera della fabbrica volterrana di “Malacena”. Per quanto attiene, invece, alle cinque sale che compongono il settore storico-artistico, si segnalano una testa del vescovo Tommaso Andrei del senese Gano di Fazio (1303 circa), un graduale miniato da Lippo di Vanni, una pala di Andrea di Niccolò, un affresco di Giacomo Pacchiarotto, dipinto nel 1521 per il Palazzo Pretorio, e alcune tele del pittore locale Alessandro Casolani, uno tra i protagonisti della fioritura artistica cinquecentesca.