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Musei delle Terre di Siena
 
Area Archeologica di Pava

Dopo 10 anni di scavi, viene inaugurata sabato 26 luglio alle ore 18.00, la grande area archeologica situata nella Val d'Asso. 

Nella località di Pava, il Dipartimento di Scienze Storiche e Beni Culturali dell’Università di Siena ha iniziato dal 2004 lo scavo di un grande complesso archeologico nell’area dove si identifica la chiesa battesimale di S. Pietro in Pava (baptisterium Sancti Petri in Pava) riportata in documenti longobardi dall’anno 714. Ma già dal 2000 le ricerche archeologiche nella Valle dell’Asso sono iniziate facendo divenire l’area una zona sulla quale realizzare indagini molto intense ad una scala ridotta per aumentare contemporaneamente l’intensità della ricerca e la solidità dei dati utili per le ricostruzioni del popolamento antico.

Al centro e frutto di questa intensa attività di ricerca di colloca il sito archeologico di Pava. Il gruppo degli archeologi dell’Università di Siena con l’appoggio del Comune di San Giovanni d’Asso collabora per il progetto Pava con un nutrito staff di ricercatori delle più svariate discipline attinenti all’archeologia: paleopatologia e antropologia (Università di Pisa, team del prof. Gino Fornaciari), paleobotanica (Università Federico II di Napoli, dott. Gaetano di Pasquale) datazioni radiocarboniche e ricerca sulla paleonutrizione (Seconda Università di Napoli, dott. Carmine Lubritto), analisi sui pollini (Universitè de Aix en Provence, dott. Rémi Courbinau). L’integrazione fra i dati raccolti da scavo integrate con tutte le analisi appena descritte in dieci anni di ricerche hanno messo in luce un contesto archeologico straordinariamente ricco e unico nel contesto non solo italiano. Una chiesa paleocristiana ad absidi contrapposte, una planimetria rara dotata di una vasca battesimale di oltre due metri di diametro e di arredi architettonici che parlano di una chiesa davvero molto importante nei sei secoli compresi fra il VI e il XII d.C. Dalla fase altomedievale la chiesa vive un progressivo ridimensionamento che porterà ad ottenere una struttura senza absidi, lunga circa 20 m, intorno alla quale si ammassa il cimitero. Il cimitero di Pava è uno dei più vasti scavati su vasta scala superando le 900 tombe scavate. La cronologia del cimitero va dal VII al XIII secolo. Per adesso sono però limitate le sepolture collocabili nel momento più antico del cimitero. Una tra le più importanti è la sepoltura con corredo di tipo longobardo di una giovane donna evidentemente molto ricca abitante in Val d’Asso in epoca longobarda.

Nel 2008 grazie alla generosa donazione della sign.ra Lea Ricci, allora proprietaria dei terreni su cui si trova il sito archeologico, viene a costituirsi la Fondazione PAVA onlus - Fondazione Paesaggi Archeologici della Val d’Asso che ha come base patrimoniale proprio il terreno sul quale si conducono gli scavi. La Fondazione PAVA nasce dalla condivisione di personalità tra loro molto diverse per formazione culturale, provenienza geografica e interessi che vivono in modo altrettanto diverso ma straordinariamente intenso questo territorio. Lo scopo della Fondazione è continuare e promuovere le ricerche archeologiche in Val d’Asso. Proprio nello spirito delle attività della Fondazione Pava nel 2010 essa ottiene un finanziamento nell’ambito della Misura 323b “Tutela e riqualificazione del patrimonio rurale”  del PSR 2007-2013 della Regione Toscana (gestione Gal Leader Siena). Questo finanziamento è funzionale alla realizzazione del progetto di Parco archeologico e multiculturale di Pava.

Alla base dell’idea del Parco condivisa con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana c’è la volontà di comunicare e valorizzare non solo la componente archeologica ed in particolare i resti della grande chiesa paleocristiana ma anche le altre componenti che sono emerse nel corso degli studi ed in particolare: paesaggio, arte, architettura. Il progetto viene affidato all’architetto Edoardo Milesi e al suo studio Archos s.r.l. L’architetto insieme agli archeologici e al team di ricerca e ai membri della Fondazione Pava sposa pienamente l’idea di realizzare un percorso che permetta un “viaggio nel tempo”. Il paesaggio attuale della Valle è fortemente caratterizzato nelle sue forme dagli effetti della meccanizzazione agraria che a partire dalla metà del secolo scorso determina una radicale trasformazione del territorio. Il progetto vuole raccontare l’evoluzione del paesaggio prima durante e dopo la frequentazione del sito di Pava in una sorta di viaggio nel tempo che riassume le grandi trasformazioni che hanno caratterizzato la valle, raccontando la storia di alcuni degli elementi che caratterizzano o che hanno caratterizzato questo territorio. Quindi si è trattato di creare un percorso che attraversando panorami attuali conduce verso la ricreazione di un tipico bosco medievale e di coltivazioni ancora in uso fino al secolo scorso come le viti maritate ai “testucchi” (aceri campestri) come si usava nella Val d’Asso, e non solo, quando ancora le campagne erano condotte con il sistema agrario mezzadrile.  In questo percorso un posto di primo piano è naturalmente rivestito dal monumento della chiesa di S. Pietro in Pava. Infine l’architettura riveste un ruolo centrale nel concetto di multiculturale che caratterizza questo luogo. La progettazione architettonica di alcuni elementi quali il centro didattico, la passerella, il percorso divengono elementi centrali dello spazio del parco. Il centro didattico viene progettato perseguendo un’idea di unicità anche funzionale per cui una struttura che non si ispiri e non ispiri nessun modello presente sul territorio ma che abbia una sua unicità pur rispettando e integrandosi con il paesaggio che la circonda.

La filosofia con la quale è stato concepito il Parco in ogni suo aspetto vira verso la sostenibilità a partire dal centro didattico realizzato interamente in legno autosufficiente dal punto di vista energetico dotato di sistemi di raccolta delle acque piovane.

Il progetto Pava ha già molte nuove idea da realizzare nel più prossimo futuro. Tra queste conservare e incrementare ulteriormente la parte vegetale del Parco andando verso la coltivazione di grani antichi, di essenze in via di sparizione. Tutto nel rispetto di coltivazioni biologiche rispettose di questo ambiente. C’è poi la volontà di  differenziare ulteriormente le aree del parco con coltivazioni individuate attraverso lo studio dei pollini rinvenuti nelle sepolture medievali grazie alla collaborazione con l’azienda agricola Atrium (Pod. Camera) in Val d’Asso.