Login
Login
Registrazione
 
  • Facebook
  • Twitter
  • Youtube
  • Linkedin
  • pinterest
  • rss
  • Il territorio delle Crete - Val d'Arbia
    Il territorio delle Crete - Val d'Arbia 
Scopri il patrimonio delle Terre di Crete
Val d'Arbia
 
Per pievi e grance lungo la via Francigena

Cosa vedere

Il tratto della Francigena, l’antica via di comunicazione medievale che dal nord Europa conduceva a Roma, e che da Siena si dirige verso la Val d’Arbia, corrisponde più o meno all’attuale strada statale Cassia. Molti dei centri abitati di quest’area rispondono alla celebre citazione dello storico Ernesto Sestan, che li definì “ civiltà della strada”; si pensi a Buonconvento, Isola e Ponte d’Arbia, o Ponte a Tressa, luoghi dove molte sono le testimonianze artistiche legate al pellegrinaggio e create nella circolazione di uomini e idee.


Le pievi

Numerose sono le pievi romaniche, come quella di San Jacopo a Cuna, con un affresco raffigurante Il miracolo del pellegrino impiccato, con un chiaro rimando a San Giacomo di Compostella, S.Giovanni Battista a Corsano, di ispirazione pisana, o le altre contrassegnate dal caratteristico partito decorativo bicromo esterno, in bianco e nero come nel caso della chiesetta di S. Ilario, altro santo che richiama alla devozione francese, a Isola d’Arbia o in travertino bianco e laterizi rossi, come quello della canonica di S. Andreino alle Cave. Non meno interessante la pieve di Sant’Innocenza a Piana, nei pressi di Buonconvento, risalente al 1081, che si presenta come un complesso fortificato con i caratteri tipici dell’architettura militare senese del Due-Trecento.
Anche se non è direttamente legato ai luoghi di preghiera e di ricovero nati sulla Francigena, un itinerario interessato al culto, non può prescindere da una vista a Monteoliveto, l’antico complesso religioso posto in mezzo alle crete tra Asciano e Buonconvento. E’ un antico monastero fondato nel 1313 da tre nobili senesi, divenuto, nei secoli, un importante centro di cultura con la ricca biblioteca dei codici miniati e l’antica farmacia.


Le grance

Le grance erano le fattorie dell’ospedale, poste, generalmente, in posizione strategica, lungo la direttrice di strade importanti come la Cassia o la Francigena, e al centro dei cospicui possedimenti fondiari,  che il ricco ospedale aveva ricevuto a seguito di lasciti, acquisti o cessioni. Non di rado le grance sorgevano su insediamenti più antichi, come ricoveri per pellegrini o ospedaletti.
Sorte per la gestione e lo sfruttamento dei terreni di propria spettanza, venivano poi principalmente utilizzate per conservare ed immagazzinare i prodotti che le campagne fornivano. Da qui l’esigenza di fortificare questi articolati complessi edilizi, di solito isolati in mezzo alla campagna.
Le grance disponevano di grandi ambienti adibiti a granai, con un cortile interno attorno al quale erano disposti fabbricati e servizi di vario uso che servivano a renderle indipendenti, chiuse entro una cinta di mura fortificate. Nel corso dei secoli, alcune sono state inglobate da insediamenti abitativi successivi, come nel caso di San Quirico o di Serre di Rapolano, altre, più isolate, come nel caso di Cuna e di Spedaletto, si conservano ancora con le strutture difensive e molti degli ambienti interni.



 

Il percorso

Partendo da Siena la direzione da prendere per addentrarsi nella Val d’Arbia è verso sud; punto di riferimento la Cassia, che anche in questo lungo tratto che porta fino a Roma si sovrappone, a grandi linee, all’antica Via Francigena.
Dopo circa 16 km e dopo aver superato le frazioni di Isola d’Arbia e Ponte a Tressa ed essere entrati nel territorio del Comune di Monteroni d’Arbia, Sulla destra s’incontra il bivio per Cuna; prendendo la strada comunale, si oltrepassa il sottopasso della ferrovia e si entra nel Borgo di Cuna dove conviene parcheggiare, per la visita alla Grancia, la fattoria fortificata.
Superato Monteroni, è ancora la Cassia a condurci verso sud, superando la frazione di Ponte d’Arbia fino a giungere a Buonconvento, il cui centro storico ancora cinto da mura medievali fa parte del Club dei Borghi più Belli d’Italia.
Da Buonconvento, sulla sinistra, la deviazione consigliata è per il monastero di Monteoliveto, che, dopo circa 10 km, appare da lontano isolato e suggestivo, quasi perso tra i calanchi delle crete che lo circondano.
Il percorso per Monte Oliveto porta anche ad Asciano. Lasciato il paese di Asciano, in direzione nord, si procede in direzione di Rapolano; prima di andare a trascorrere qualche ora di relax presso le calde acque delle piscine termali, vale la pena fare una visita alle Serre, altro piccolo ma delizioso borgo, con la sua Grancia medievale e le sue sorgenti di acqua minerale naturale.

Altro itinerario, partendo sempre da Asciano, è quello che conduce a San Giovanni d’Asso, paese del tartufo bianco delle Crete Senesi. Sono poco più di 20 chilometri, questa volta in direzione sud, attraverso il paesaggio delle crete che domina lo sguardo senza soluzione di continuità.


Le tappe

LA GRANCIA DI CUNA

Fra le antiche fattorie di proprietà dell’Ospedale senese di Santa Maria della Scala, quella di Cuna, è sicuramente quella maggiormente conservata. Grazie anche ai recenti restauri, non ancora terminati, si sono mantenuti intatti i caratteri della struttura fortificata trecentesca. Si presenta come una costruzione compatta e massiccia, con due torri quadrate, e mura alte e robuste, alle quali si appoggiano le case del piccolo borgo. L’intero complesso era dotato di due giri di mura. All’interno della grancia si accede da un piccolo portale ad arco, seguendo una rampa in leggero pendio che porta ai piani superiori. La rampa presenta una particolare tipologia con ricorsi di pietra o mattoni ad intervalli regolari, per permettere l’accesso a bestie e carri. Nel corso dei secoli, Cuna, che, come tutte le grance dell’ospedale, aveva anche funzioni assistenziali e di ricovero per pellegrini, viandanti e viaggiatori. La piccola chiesa esterna, di primo Trecento, presenta resti di un ciclo di affreschi contemporanei alla sua edificazione.


MONTERONI D'ARBIA

La storia di Monteroni, oggi uno dei principali centri della Val d’Arbia, va ricercata nel passaggio in questa zona della Via Francigena, il cui tracciato taglia in due l’attuale abitato, e nella presenza dell’antico mulino medievale, attorno al quale è sorto il paese. Il mulino, fra i più importanti della zona, figurava tra le proprietà annesse alla Grancia di Cuna e fu edificato all’inizio del Trecento, sulle rive del fiume Arbia. Conserva quasi intatta la struttura antica costituita da un torrione in cotto, con base a scarpa e coronamento di beccatelli, in antico sormontati da merlatura; la grande gora, sul retro, fornisce l’acqua che fuoriesce attraverso un interessante sistema di archi. L’aspetto da fortezza del mulino si deve alle misure architettoniche prese alla fine del XIV secolo, per difenderlo dalle incursioni armate così frequenti nella zona.


ABBAZIA DI MONTEOLIVETO MAGGIORE

Arrivando da Buonconvento l’Abbazia di Monteoliveto appare isolata, misteriosa nel folto del bosco che la circonda, un ciuffo di verde tra calanchi, balze e crete che spaziano all’orizzonte. E’ un tragitto suggestivo che, in qualche modo prepara, alla bellezza del luogo, un luogo di meditazione e di preghiera. La scelta del luogo, del resto, non deve essere stata casuale neppure per i tre giovani, e nobili, senesi,  Patrizio Patrizi, Ambrogio Piccolomini e Bernardo Tolomei, che, nel 1313, decisero di ritirarsi, per pregare e meditare, in questo posto sperduto e, senza dubbio molto meno accogliente, al tempo, di quanto appaia adesso. È tra Quattrocento e Cinquecento che Monteoliveto diviene un centro culturale di grande importanza ed è in questo periodo che prende forma architettonica il grande complesso formato da chiese, cappelle, chiostri e vari altri ambienti, adibiti a biblioteca, spezieria e foresteria. La prima pietra della chiesa fu posta nel 1401 ed è nel corso del secolo che si accresce con il chiostro grande, i due più piccoli, e i due corpi laterali della costruzione. Il patrimonio artistico del monastero è di grande interesse ma l’opera più conosciuta è, sicuramente, il ciclo di affreschi del chiostro grande, raffiguranti Storie di San Benedetto, eseguito da Luca Signorelli, tra il 1497 e il 1499, per quanto riguarda nove storie del lato sud-est e proseguito dal Sodoma, tra il 1505 e il 1508, partito dal lato opposto a quello del Signorelli, con le prime due storie, per poi completare il ciclo.


RAPOLANO TERME

Rapolano deve la sua fortuna alle terme e al travertino, due ricchezze, in qualche modo, connesse fra loro. Da secoli, nel suo territorio, si tramanda la lavorazione del travertino, una roccia particolarmente adatta per l’edilizia, da sempre utilizzata per alcuni tra i maggiori monumenti dell’area senese; basti pensare che con il travertino di Rapolano è stata realizzata la bianca rocca della Torre del Mangia a Siena. Recentemente, con il travertino rapolanese sono state realizzate opere di ardita concezione architettonica in tutto il mondo, dalla petroliera Dubai al Canada. Dal sottosuolo giunge ancora una grande ricchezza: le sorgenti idrotermali, le stesse acque che, nel corso dei millenni, hanno contribuito alla formazione del travertino. L’uso di queste acque risale al periodo romano. Oggi sono in funzione due stabilimenti termali, l’Antica Querciolaia e le Terme S. Giovanni. Nel primo, nel 1867, si recò Giuseppe Garibaldi per curarsi le ferite riportare in Aspromonte.