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    Il territorio della Val di Chiana 
Scopri il patrimonio delle Terre della
Val di Chiana
 
Dove vivevano gli etruschi

Cosa vedere


La Val di Chiana è una zona scoperta archeologicamente nell'Ottocento, attraverso campagne in vari siti, alcune delle quali ancora in corso. Testimonianze di quanto antico sia l'insediamento umano in questa valle ci sono arrivate da reperti archeologici di epoca preistorica e protostorica.  Risulta, infatti, che vi sia stata presenza di insediamenti abitativi ‘in loco’, fin dal periodo neolitico, nell'età del bronzo e nella prima metà dell'età del ferro (circa 2.000 a.c.). I primi insediamenti di rilievo si ebbero nella fascia collinare e furono costituiti da comunità dedite all'agricoltura e alla pastorizia. Si presuppone che anche questa zona sia stata interessata da quel fenomeno che viene definito “rivoluzione agraria del neolitico” e che vide l'uomo trasformarsi da cacciatore-raccoglitore nomade in agricoltore-allevatore stabile. A Cetona, è possibile fare un viaggio a ritroso nel tempo fino al Paleolitico (50.000 anni fa!) attraverso le principali tappe della storia del popolamento umano di questi luoghi fino all'Età del bronzo (4.000 anni fa) attraverso reperti recuperati nel corso delle attività di scavo avviate nei primi anni del Novecento. Il percorso, quasi a immedesimarsi nei nostri antenati, prosegue nella natura al Parco Archeologico e all’Archeodromo di Belverde.

Il contributo più importante a una visita improntata all’archeologia viene però dall’epoca etrusca, quando la valle ebbe un periodo di grande floridezza. Un percorso alla scoperta degli Etruschi in Val di Chiana è un viaggio nei paesaggi, nelle rovine, nelle memorie e, perché no, nei segreti di un popolo che, per lungo tempo, ha sollecitato l’immaginario degli appassionati. L’itinerario, denso di emozioni, tocca necessariamente i numerosi musei che popolano questo territorio. Le emozioni che gli oggetti esposti trasmettono, e non solo grazie alle sapienti e suggestive ambientazioni. Non è difficile, infatti, lasciarsi trasportare dalle fantasie che possono suscitare i canopi, i misteriosi vasi con copertura a forma umana destinati a contenere le ceneri dei defunti. Ce ne sono davvero di indecifrabili, come il cosidetto “canopo di Macchiapiana” del Museo Civico di Sarteano, dalla località dove il vaso è stato ritrovato nel 1951; il vaso in questione, uno dei più antichi ritrovati, è semplicissimo, ma del tutto affascinante, nella sua primitiva espressività, precursore degli splendidi volti di canopi più tardi, come quello femminile, sempre proveniente dallo stesso sito, con i lobi delle orecchie forati, dai quali pendono due orecchini d'argento, o ancora come quelli della serie dei tre canopi  familiari, padre madre e figlio,  esposti al Museo Archeologico di Chianciano, dai volti fieri e finemente delineati, nella fissa staticità della morte, che rappresentano. 

Terminata la visita ai musei ci si potrà addentrare alla ricerca delle tombe. Sì perché le tombe etrusche in questo territorio vanno cercate, vanno conquistate e senza fretta. A Chiusi – che ospita la preziosa collezione epigrafica del Museo Civico “La città sotterranea” - seguendo la strada che conduce al lago, se ne incrociano alcune, perse nel verde: sono centinaia, purtroppo non tutte sono visitabili, anzi la maggior parte sono chiuse, per restauro, tutela o semplice precauzione dopo che, per quasi due secoli, sono state profanate e depredate. Ma è l'atmosfera che le circonda che trasmette il loro profondo misticismo, la loro forza, la potenza magica e romantica degli uomini che le hanno costruite e che lì hanno riposato in pace per secoli.

Sul viaggio di ritorno, è consigliabile una riposante sosta a Trequanda, che pure ospita un nuovo museo archeologico dedicato alla collezione Pallavicini, nella quale emerge l’uso della terracotta – materia prima di queste terre – fin dall’antichità; si può proseguire quindi alla scoperta dei graziosi borghi di Castelmuzio e Petroio, che ospita appunto un Museo dedicato all’arte dei vasai.


Il percorso


I due itinerari in Val di Chiana si intrecciano su uno stesso territorio abbastanza circoscritto, seguendo un percorso che segna luoghi e strade di un circuito godibile e facilmente percorribile. Partendo da Siena, prendere il raccordo Siena-Bettolle, in direzione Roma (SS 73) e percorrerlo fino all’uscita di Bettolle, per immettersi in un breve tratto autostradale uscendo quindi a Chiusi-Chianciano Terme: per proseguire sulla statale 146 e quindi sulla SP321 fino a raggiungere Cetona, alle falde dell’imponente monte. Uscendo dalla città, la Strada Comunale di San Francesco, che costeggia il Parco e le sue Grotte, prosegue sulla provinciale 89 e quindi sulla statale 478 fino a Sarteano. Per raggiungere Chianciano percorrere la SP19 e quindi ancora la 146, e continuare ritornando verso Chiusi. Ultima tappa, fuori dal circuito che racchiude questo brano di Valdichiana, è Petroio, piccolo borgo del Comune di Trequanda, situato a sud del capoluogo comunale, e lo si raggiunge da Montepulciano seguendo la SS146 in direzione nord, fino ad incontrare sulla sinistra il bivio per Petroio.

Le tappe



CETONA

Cetona, città premiata dalla bandiera arancione, offre un raro esempio di testimonianze preistoriche sul territorio: oltre al Museo, è possibile visitare l’affascinante Parco Archeologico di Belverde, alla scoperta delle Grotte di Lattaia e di San Francesco, dove sono stati ritrovati i primi manufatti in selce, e della grotta dell’Orso, dove sono stati rinvenuti scheletri umani e frammenti ceramici. Il vicino Archeodromo, ricostruzione di un villaggio preistorico, permette di sperimentare la vita quotidiana dei nostri antenati dell’Età del bronzo. 



SARTEANO

La Necropoli delle Pianacce, dalla quale si gode uno straordinario scorcio sulla vallata, ospita uno scavo tuttora in corso in cui spicca, fra le altre, la notissima Tomba della Quadriga Infernale (ricostruita presso il locale Museo Archeologico), risalente al IV secolo a.C. e rinvenuta nel 2003: i dipinti parietali, dai colori vividi, rappresentano, fra le altre, la curiosa scena del demone Charun (una sorta di Caronte greco) nelle vesti di auriga a solcare un fregio di delfini che si gettano tra le onde marine, simbolo del passaggio al mondo dell’Ade (per la visita contattare il Museo). 


CHIANCIANO TERME

Molti degli straordinari reperti esposti nel Museo Civico Archeologico di Chianciano Terme sono stati rinvenuti nella necropoli di Tolle, in località La Foce. La necropoli – che permette di comprendere il misterioso mondo ultraterreno degli Etruschi - era già conosciuta nel 1800 grazie agli scavi di Leone Mieli, allora proprietario dei terreni, ed è stata a lungo oggetto di saccheggi da parte di tombaroli. Grazie all’intervento dell’Associazione GeoArcheologica, dagli anni novanta sono stati portate alla luce oltre 400 tombe di varie tipologie: la maggior parte è costituita da piccole tombe a camera, oppure da buche in cui venivano inseriti un vaso di terracotta, "ziro", contenente le ceneri del defunto e il corredo funebre; una terza tipologia, più rara, è rappresentata da tombe a fossa dove veniva sepolto il corpo del defunto.


CHIUSI

Chiusi è per eccellenza il simbolo della civiltà etrusca, ben documentata a partire dagli straordinari reperti del Museo Nazionale, che rimanda alla magia delle grandi scoperte archeologiche fra Sette e Ottocento (come il curioso cinerario Paolozzi e il canopo di Dolciano). Quindi è possibile avventurarsi nella visita di tombe (alcune conservano tuttora la decorazione pittorica) dai nomi suggestivi - della Pellegrina, della Scimmia, del Leone, del Granduca, o l’ipogeo di Gaiella, una vera e propria necropoli di tombe a camera.